Un compitino nel giorno dei lavoratori: rileggete l’Articolo 4 – Tra Buster Keaton ed idoli zoomorfi

Costituzione italiana, Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Dal momento che il tempo di perder tempo è finito da un pezzo, dirò solo due dati, che forse non tutti conoscete. Quattro milioni di italiani sono intrappolati nelle formule contrattuali brevi, il che significa che a quattro milioni di lavoratori italiani è precluso di progettarsi un futuro. A molti di loro ed ai loro figli sarà precluso di averlo.

Depurate dall’inflazione, le retribuzioni pro capite del 2016 sono più basse di 600 euro rispetto a quelle del 2007.

Riflettete su questi due dati – ma lo sapete tutti quanti potrei citarne – e rileggete l’Articolo 4 e poi ditemi se vi sembra rispettato o anche soltanto se la politica vi pare stia facendo qualcosa per farlo rispettare.

Fare finta. Il mantra della democrazia italiana. Ora bisogna fare finta di credere che i risultati in Friuli cambino le cose. Anche se tutti sanno che non è vero. A livello di governo nazionale non spostano una virgola.

Che i tentativi keatoniani di fare un governo, in questo paese di leccaculo pronti a occuparsi del niente, reggano a stento le prime pagine, è qualcosa che la dice lunga.

Anche i cerimonieri usi all’indecenza della velina questa volta segnano il passo, ed un dubbio li sfiora: ma non se ne accorgeranno i lettori, gli spettatori, i radioascoltatori che una cosa tipo l’ipotesi di un governo Pd – Cinque stelle, questa cosa che è tornata a farla da padrone Renzi con il suo paroliberismo troppo distante da Marinetti e troppo prossimo alla disfasia, questa cosa che Calenda minaccia il ritiro se fanno l’accordo e Gozi invece lo invoca, questa cosa che tutte queste cose insieme non fanno la metà di un’idea, di un concetto, di un fatto, non sarà che prima o poi gli italiani ci sgamano e ci prendono a pedate?

«Ma no, ma no», risponde un altro giornalista «sono gli stessi italiani che sono andati a votare». A votare a milioni e milioni i 5 stelle, il partito più comodo al capitalismo: nessuna ideologia, solo merceologia.

E tutti a chiamare genii i Casaleggio, padre e figlio, per aver fondato un partito rigidissimo alla radice e totalmente smidollato alle fronde, che di esso puoi dire soltanto che chi ne manovra i fili lo farà per sempre; ma se il programma di oggi sarà o meno quello di domani non puoi dirlo mai.

E poi abbiamo il Pd di Martina che rimarca le differenze mentre prova a nasconderle senza nemmeno sviare l’attenzione del riguardante verso altro: il prestigiatore della domenica in un mercoledì senza mercato in una piazza deserta.

E poi Salvini, che ha smesso di vincere quando ha vinto le elezioni: non proprio quell’istante, subito dopo, quando ha capito che il castello di beole da scagliare agli immigrati e ai ladri e di compagni di coalizione improponibili lo avrebbe trascinato alla Geenna. Dove ripetere «Non lascio Berlusconi», vantando lo stesso merito di chi non abbandona un cane all’angolo della strada. Non è un po’ poco? Ogni abbandono in fondo è criminale, e se hai letto “Il Piccolo Principe” lo sai. Ma l’abbandono della ragione è imperdonabile. Almeno se il perdono è comprensione.

Ora, presto, vi accorgerete, italiani, che non esiste altro partito che Patria Italiana. Perché fondato sulla bizzarra idea che a distinguere l’uomo dalle bestie sia il pensiero (mi perdonino gli adoratori degli idoli zoomorfi) e sulla foscoliana, sulla antica greca convinzione che a fondare la civiltà sia la pietas.

Che non è la pietà, non c’entra nulla la misericordia. Misericordioso può essere Dio. Nessuno sta in alto, nessuno sta in basso: si è uomini. Fraternamente. la pietas è il sentimento che induce amore, comprensione e rispetto per le altre persone.

Deve tornare ad essere il cuore e il fondamento della politica. Non è cosa difficile in sé. Lo è diventata perché ce l’hanno fatta dimenticare. Ricordiamocela allora. È tempo.

A presto.

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