Conte, Giuseppe, Peppino, Peppe

Conte, Giuseppe, Peppino, Peppe vorrei dirti una cosa. Una piccola cosa da niente, corazziniana, quasi, però ascoltala. Se vuoi giungo anche le mani.

Lo so che hai incassato ieri la fiducia al Senato e che oggi replicherai alla Camera. E che poi le sparerai grosse, grossissime, come un novello Adriano, come un novello Augusto. Avendo letto meno del primo e probabilmente con minor carisma del secondo ma tu, lo sappiamo, il carisma lo ricevi dai due angeli custodi che ti porti alla spalla destra ed alla sinistra.

Secondo l’angeologia islamica il primo annota soltanto le tue azioni buone ed il secondo anche le cazzate. Solitamente, mi pare, è Matteo che ti sta alla sinistra, ed avrà pertanto una vita più grama del piccolo scrivano fiorentino. Perché lo prevedo? Perché dici sciocchezze e questo non lascia presumere nulla di buono.

Prendi ieri, per esempio, quando hai detto in Senato che vai fiero del fatto che le due forze che ti hanno portato alla Presidenza del Consiglio vengano definite “populiste ed antisistema” se il populismo è «attitudine ad ascoltare i bisogni della gente».

Fammi capire: se il populismo è un’attitudine, ci si nasce. “Populista” significherebbe “altruista”, “caritatevole”, buono. Immagino che il suo contrario sia “elitario”, che starebbe per “stronzo”. Eh sì, perché uno che nemmeno sta ad ascoltare il prossimo da lui governato un pochettino stronzo è.

Ma al di là del termine, “populista”, “democratico”, stare con la gente non vorrà dire, più che ascoltarla, rispettarne l’esistenza e soddisfarne i sacrosanti, vitali bisogni?

All’ingresso delle più becere multinazionali c’è un bel tabellone dove puoi scrivere i tuoi desiderata, chessò, un minuto di pausa pranzo in più, un biliardino nuovo, una stanza per i massaggi…

L’amministratore delegato vuole dirti che ti sta ascoltando. E ti assicura che lo farà. Ma basta questo per dire che sta dalla tua parte?

Quello non è che ha l’attitudine ad ascoltare la gente. Lo fa perché così lavori e non rompi i coglioni, e non ti senti meramente uno strumento produttivo.

Egualmente io temo che tu, Giuseppe, Peppino, Conte, Peppe, dovresti smettere di ascoltare, dovresti passare al fare. L’agenda si sa. A questo punto populismo sarebbe l’attitudine a fare gli interessi della gente.

Comincia. Dai. Sennò sai che c’è? Che sembra che prendi il popolo per il culo, come Luigi XVI coi Cahiers de doléances. Ma da prima, era dal 1300 che i monarchi francesi gabbavano la gente con i “quaderni delle lamentele”.

Dai, parla, che ti ascolto. E poi tutto come prima.

Questo valse fino alla grande incazzatura generale del luglio del 1789.

A presto.

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