Discorso di presentazione del Movimento politico “Patria italiana”, Lecco, 4 aprile 2018

 di Edoardo Varini

Benvenuti in questa serata di primavera, alla presentazione di questa nuova formazione politica, “Patria italiana”, una serata che corre in un Paese in avanzato autunno, un Paese di foglie morte e di sempre meno sole, ove per sole si intendano la ragione e la fiducia.

La fiducia in un futuro migliore, la stessa che per tutto il XX secolo hanno avuto i nostri padri. È il fondamento stesso dell’idea di progresso. Qualcuno di voi, in questa sala, riesce a pensare che il futuro dei propri figli sarà migliore del proprio? In questo che sempre meno motivatamente ci ostiniamo a chiamare “il Bel Paese”?

La prima cosa che colpisce, analizzando l’Italia dal punto di vista economico – e affermo già qui, in apertura, di avversare fieramente la politica disgiunta dall’economia, perché diviene in tal caso una ben triste e spesso criminale pagliacciata – è il profondo disagio in cui versano milioni di suoi cittadini, e questo a fronte non già del silenzio della politica – che sarebbe comunque, intendiamoci, gravissimo – ma di una vera e propria sistematica, ipocrita e strumentale continua proposta di soluzioni di sostegno disattese dai fatti l’istante successivo.

Ultimo ed eclatante è il caso del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, vera ragione, sebbene presto e purtroppo assai probabilmente disattesa, del grande successo elettorale riscosso dal Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni politiche.

Una misura che, se fosse davvero attuabile, sarebbe la più meritoria che un governo possa realizzare. Cerchiamo di capirci: è la priorità nazionale assoluta e pertanto deve essere realizzabile, ma bisogna anche dire come.

Ed il come è il ricalcolo delle pensioni, di tutte le pensioni, con il contributivo, che libererebbe 40 miliardi, la cifra necessaria. Questo ovviamente oltre ad altre misure, a partire dl taglio degli sprechi. Ma se non dici questo vendi fumo.

E vendere fumo presuppone il disprezzo delle persone. Una delle ragioni che mi hanno spinto a fondare Patria italiana potrebbero essere considerate, nel funereo vaudeville della politica nostrana, addirittura eversive: la reintroduzione del rispetto delle persone e delle verità.

Che sia intollerabile che in Italia ci siano 3 milioni di disoccupati e 8 milioni di poveri, ed altrettanti che possono diventarlo da un momento all’altro, è un problema che se la politica fosse ancora una cosa seria dovrebbe essere all’ordine del giorno fino al momento della sua risoluzione.

E invece non lo è, o quantomeno non lo è seriamente. Il governo Renzi ha finto di occuparsene con il reddito di inclusione sociale, ma ha posto limiti di età troppo avanzati e previsto cifre irrisorie: una vera e propria presa per i fondelli.

Non c’è niente da fare: per un lavoratore autonomo che in Italia perda il posto di lavoro è prevista una cosa sola: la disperazione.

Avrete notato che il numero dei suicidi per ragioni economiche non viene più comunicato dall’Istat. Nell’opinione comune, cioè nell’opinione artatamente indotta da mass media a libro paga del potere, togliersi la vita non è violenza. Lo è soltanto andare a protestare per le strade e per le piazze lanciando sanpietrini.

E invece è anche violenza portare madri, padri, fratelli e sorelle alla disperazione. Di vita ce n’è una sola, ed è una sola per tutti. Consentire a tutti di viverla dignitosamente non è uno dei compiti della politica ma è “il compito”, al confronto del quale tutti gli altri svaporano.

Una politica che non si ponga questo obiettivo, che dia per scontata l’esclusione di moltissimi. di milioni di cittadini, non è più una politica democratica è semplicemente un esercizio di potere.

Solitamente, nella storia, quando la protervia del potere raggiunge livelli troppo oppressivi, esattamente quali quelli vigenti nel nostro Paese, accadono le rivoluzioni. E questo per una semplice ragione: il patto sociale – quanto cioè è il fondamento primo ed assoluto della convivenza civile sotto l’egida di uno Stato – si fonda esattamente su un baratto tra cittadini e Stato. I cittadini rinunciano a farsi giustizia da soli ricevendone in cambio l’assicurazione da parte dello Stato della possibilità di vivere una vita dignitosa.

Ma il patto, questo patto, anche se nessuno lo dice, è saltato. Non solo lo Stato non assicura una vita dignitosa a tutti i suoi cittadini, ma non assicura nemmeno lo stesso diritto alla vita.

Quando tu, Stato, non prevedi sostegno per milioni di persone, assisti imbelle al progressivo svilimento del diritto del lavoro, non fai una politica abitativa sostenibile, prevedi di fatto che intere generazioni non abbiano pensione, allora perché mai il cittadino dovrebbe sottoscrivere questo patto? Attenzione, io non sto propugnando la rivoluzione, io sto solo mettendo in guardia circa l’esistenza dei suoi presupposti.

Le persone, il popolo, non sono più rispettate. Un esempio? Ritorno al reddito di cittadinanza. In un contesto di prevaricazione e privilegio come l’italico, pare che in Italia il problema di un’eventuale concessione di un reddito di sopravvivenza sia che renderebbe gli italiani fannulloni. Capite? Non solo si viene affamati, ma si riceve anche una bella dose di dileggio.

Mi duole dirlo, ma anche un partito che si vorrebbe di popolo come la Lega ha dileggiato il bisogno del popolo, con l’introduzione dell’artificiosa antinomia tra operosità e percezione di sostegno al reddito, buona in realtà soltanto a mantenere il più iniquo status quo ed a conservare la vacuità sostanziale dell’istanza sociale primaria: l’autonomia economica come imprescindibile premessa democratica.

Oggi sta correndo ai ripari ma solo ieri, prima delle elezioni, ha gridato che era per il lavoro e non per la sussistenza. Come se non si potesse, ed anzi, si dovesse, essere incondizionatamente per entrambi.

Ma allora, Lega, da che parte stai? Sei un partito popolare che diffida del popolo? Quello che si chiama “reddito di ultima istanza” esiste in tutti i Pasi Ocse, a parte la Grecia ed, ovviamente, l’Italia.

Sono tutti stupidi? Oppure noi italiani siamo nati indolenti e fannulloni? Insomma, un razzismo rivolto al popolo italiano dai suoi stessi eletti? Guardate che non è né un paradosso né una provocazione. È proprio così che stanno le cose, eppure questa mostruosità non desta scandalo.

Inoltre, è stato calcolato che i posti vacanti oggi, in Italia, sono 250.000. Essendo i disoccupati 3 milioni si intende forse condannare a morte per stenti 2 milioni e 750 mila connazionali? E sappiamo che le liste di disoccupazione non sono che la pallida ombra del disagio reale.

Abbiamo anche avuto un Presidente del consiglio che ha dichiarato che un reddito di sostegno contravverrebbe il dettato costituzionale perché la Repubblica è fondata sul lavoro. Ma, di grazia, non è prima ancora fondata sul diritto alla vita? Non è che per lavorare occorre prima essere vivi?

Ecco perché è nata Patria Italiana, perché ormai si sono smarriti il senso della misura e della decenza. E la parola “Patria” non comporta affatto una aprioristico sciovinismo ma è la semplice indicazione di una direzione, quella nazionale.

Perché a fronte di uno strapotere capitalistico apolide ed omologante esiste una solo contromisura: la barriera dell’identità e della sovranità nazionale.

Se il rispetto del rapporto debito/Pil mi porta a non poter riparare le strade o i tetti delle scuole io non ho l’opzione, io ho l’obbligo di non rispettare quell’insensato ed artificiale rapporto.

Quando poi, quando alla grande finanza fa comodo, le regole possono essere violate nella maniera più radicale nel generale consenso.

Ricordate la storia del bail in, la storia che le banche avrebbero dovuto salvarsi da sole con i propri mezzi, che a ripianare i loro debiti avrebbero dovuto essere i loro azionisti? Quando si è visto che i debiti erano troppi, senza dire niente a nessuno sono stati riammessi gli aiuti d stato, e che aiuti: alla sola Mps sono stati donati 20 miliardi di euro! Una manovra economica.

La sfacciataggine è sconfinata, ed è sconfinata perché è impunita. Noi viviamo in un Paese in cui la Corte costituzionale ha condannato una donna disoccupata e con una figlia incinta a pagare una penale per essersi indebitamente allacciata al contatore della luce, con la motivazione che la corrente non è necessaria per vivere. Questo detto da giudici che guadagnano poco meno di 400.000 mila euro l’anno. E nessuno ha obiettato nulla.

Quando io ero ragazzo una cosa del genere avrebbe riempito le piazze di protesta. Ora solo sorrisetti, ammicchi, alzate di spalle, ora è proprio il trionfo i quel “gas esilarante” che nella “Domenica delle salme ” di De André presidia le strade.

Una volta i regnanti ed i nobili ed i privilegiati tutti non fingevano di stare dalla tua parte. Vivevano l’arroganza del loro privilegio con assoluta protervia ma in qualche modo ne accettavano anche i rischi. Ed il rischio era che una mattina un gruppo di contadini disperati dall’indigenza ti infilasse un forcone nella pancia.

E nessuno avrebbe tentato di spiegare a questi braccianti che non era comprensibile la loro violenza. Perché che esistesse una violenza implicita nel sistema economico e sociale era una cosa lampante.

Ora no, ora, in un momento in cui l’1% della popolazione mondiale detiene il 99% della ricchezza si va sostenendo che la violenza va combattuta sempre e comunque. Posso condividere, in linea di principio ma, una domanda: la non violenza, in un mondo di brutale disuguaglianza, non è la maggiore delle violenze?

Sarebbe così sbagliato affermare che la pretesa della non violenza da parte di alcuni, in un mondo violento, spietato, è la peggior violenza da parte degli altri?

Vogliamo o non vogliamo dunque correre ai ripari prima che la situazione esploda?

Se qualcuno obiettasse che qui da noi, nell’italica penisola, la diseguaglianza economica non è a livelli intollerabili, altro non avrei da fare che esporre una fotografia esatta della situazione italiana. Eccola.

Nel 2016 la ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è stata di oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana.

Per quanto riguarda il reddito, tra il 1988 e il 2011, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento superiore a quello della metà più povera degli italiani. E, come rilevato da una recente indagine demoscopica di Demopolis per Oxfam Italia, sono proprio reddito e ricchezza a rappresentare le due dimensioni in cui i cittadini italiani percepiscono oggi le disuguaglianze più pronunciate.

Siamo sinceri. Quando siete andati a votare, il 4 marzo, li avevate ben presenti questi problemi? La loro enormità? E siete comunque andati a votare questi partiti?

Io ho sempre votato prima d’ora ma questa volta non ce l’ho fatta perché, a mio modo di vedere, questa sarebbe stata correità. L’impasse attuale non solo era prevedibile ma è stata prevista, ed espressamente voluta.

Siamo tornati al proporzionale e ci stupiamo delle bizze dei segretari di partito? Ma abbiamo un problema in più ora, che i segretari di partito non hanno alcuna preparazione né tecnica né politica né sociologica. E che nemmeno ascoltano che gliela potrebbe offrire.

Permettetemi infine anche una notazione di carattere identitario.

La nostra civiltà occidentale, per come la conosciamo e per come è, trae linfa e sostanza dalla tradizione cristiana. Se passeggiamo per le nostre città vediamo bianche cattedrali sorgere nelle piazze principali ad orgoglioso monito e segnacolo della nostra identità storica. E con la storia non ha senso discutere se sarebbe o non sarebbe stato meglio che fosse quel che è stata. La storia è, ed è una volta per tutte, e le nostre radici occidentali sono da due millenni cristiane.

Se per un attimo la si smettesse di non volere ascoltare e si fosse disponibili ad assumere o quantomeno valutare nuovi modi di vedere le cose, non sarebbe allora difficile considerare che ribadire l’identità culturale di una nazione non è uno stolto atto di protervia bensì la semplice e doverosa premessa di un dialogo che sia foriero di un reciproco arricchimento scongiurante l’annichilimento. Quell’annichilimento identitario ed egualmente comodo e funzionale al più becero dei capitalismi ed alla più ottusa mondializzazione.

È inutile che vengano ad illustrarci i benefici effetti della biodiversità per poi indurci a ritenere che il toccasana della nostra possibile futura prosperità sia la più completa e sistematica omologazione culturale.

Distinguere non è classificare e dal momento che tale differenza è evidente, occorrerà rilevare che il non vederla sia assolutamente intenzionale.

Fateci caso, i discorsi dei leader comunisti cinesi e dei più beceri campioni del capitalismo trionfante si equivalgono: chissà perché! Perché entrambi hanno mercificato e strumentalizzato e mortificato, perché entrambi hanno annullato, svilito e incenerito l’individuo, la sua dignità di essere autonomamente, vale a dire liberamente, pensante.

E quale potrà mai essere l’argine a questa deriva se non una classe politica coraggiosa, attenta e capace? L’ultima trovata è stata quella di tornare alla democrazia per censo, ovverosia la richiesta dei partiti ai propri candidati di un contributo di decine di migliaia di euro. E questo ovviamente, sempre, nell’inscalfibile indifferenza generale.

Italiani, forse i bianchi divani dei salotti televisivi – come un tempo i telefoni dei film di regime – e le scosciate tardone dei talk show ve lo hanno finora nascosto, ma questo è un Paese in guerra che ha smesso di contare i suoi caduti.

In un sistema democratico non esiste altro modo per riformare una nazione che il passaggio attraverso l’associazionismo politico e l’elaborazione di una nuova idealità in grado di sottrarre lo scettro all’interesse privato per riconsegnarlo all’interesse pubblico. Questo è Patria Italiana.